Chi ci legge in questo momento con tutta probabilità ha lasciato alle spalle qualche giorno di vacanza, idealizzata, pensata e programmata come un’occasione per staccare e per stare bene. Come se la routine lavorativa sia altro rispetto allo stare bene e sia necessario, almeno una volta all’anno, interromperla.

Se le vacanze sono questo, l’esperire un perduto stare bene, allora l’auspicio è che il ritrovato stare bene delle nostre ferie da oggi possa contaminare la nostra routine lavorativa per continuare a stare bene, noi e chi lavora con noi e per noi. Sarebbe bello e probabilmente, scardinati alcuni meccanismi che ben conosciamo, non così difficile da realizzare. A volte è semplicemente questione di cambiare punto di prospettiva, di osservare da altrove e in maniera differente il nostro luogo di lavoro, i colleghi e le relazioni che lo connotano.

Nelle ultime settimane, con insistenza ma non con fastidio, risuona in me l’immagine del produttore di miele che, troppo spesso negli ultimi decenni, si è dimenticato del suo orizzonte, le api, e si è esclusivamente concentrato sul prodotto, il miele. Si parla molto di api, anche durante questa calda estate. Persino le classifiche dei libri più venduti, sia romanzi sia saggi per adulti ma anche per l’infanzia, raccontano un forte interesse, ora più che mai, per loro e il loro mondo.

Oramai sappiamo che avere cura delle api vuol dire aver cura di noi e del nostro intero ecosistema.

Prendersi cura delle api, per l’apicoltore (e non per il produttore), non vuol dire dimenticarsi del miele ma avere la consapevolezza, come afferma Jonathan Powell (Natural Beekeeping Trust) che il loro effetto sulla natura è immenso perché non riguarda solo le piante, ma anche gli erbivori che mangiano le piante, oltre agli insetti che vivono sulla loro stessa fonte alimentare. Operano proprio nel cuore più profondo dell’ambiente naturale, sono i contadini che forniscono il cibo a tutte le altre specie, direttamente o indirettamente. Dovremmo avere molto più rispetto di questo dono, e considerare con molta più attenzione il modo in cui producono il miele.

È quindi la prospettiva dell’apicoltore (ancor più oggi dopo la Sindrome dello Spopolamento degli Alveari, che conosciamo come il collasso delle api) quella da cui ripartire perché chi ha cura delle api sa che da queste dipende anche il suo personale stare bene e quello della nostra società, così come ben raccontato da Maja Lunde in La storia delle api.

È dalle api dunque che proponiamo di ripartire, nell’augurarvi una ripresa generativa e appagante.

 

 

Credits: Whatwolf

Rispondi