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la newsletter di Excursus. Spazio di formazione partecipata | 01|2012 |
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L’editoriale di Maria Chiara Cremona . LAVORO IN EMERGENZA RIFLESSIONI SULLA (NON) GESTIONE DEL TEMPO NELLE ORGANIZZAZIONI Non è che non abbiamo tempo, la verità è che ne perdiamo parecchio. Lucio Anneo Seneca (5 a.C.-65 d.C.), scrittore e filosofo latino. Nel nostro lavoro di consulenza abbiamo a che fare soprattutto con le difficoltà del lavoro, con i nodi critici delle organizzazioni; tra questi dobbiamo annoverare anche il tempo: sempre più spesso ci capita di incontrare persone che vivono situazioni di forte stress, persone che sembrano annaspare perché non c’è mai tempo per fare le cose, perché sentono di lavorare in una cronica situazione di emergenza. E di fatto il termine emergenza è abusato nelle nostre realtà di lavoro, le urgenze si susseguono senza soluzione di continuità e la sensazione è quella di rincorrere il tempo ed essere sempre perdenti. Avviamo questa riflessione partendo dal termine emergenza: diverse sono le sue definizioni, utilizzate in differenti contesti, ma qui è sufficiente riportarne una: circostanza imprevista e situazione di crisi o di pericolo da affrontare con tempestività e risolutezza (Devoto - Oli 2009). Possiamo dunque chiamare emergenza un progetto da presentare il giorno della scadenza di un bando? La maternità di una collega è una circostanza imprevista? La rendicontazione di un progetto è una situazione di pericolo? Numerosi studi sulle organizzazioni di lavoro raccontano come vi sia un disagio diffuso rispetto all’integrazione tra tempo lavorativo e tempo della vita privata: viviamo in un ambiente complesso e questo non ci consente di integrare agevolmente le dimensioni professionale e personale. Il contesto in cui agiamo muta con grande rapidità e di conseguenza anche la vita professionale viaggia a una velocità superiore. L’immediatezza che contraddistingue il nostro ambiente di vita – possiamo fare tutto a qualsiasi ora: viaggiare, comprare, comunicare - porta anche nei contesti di lavoro la necessità di essere efficienti, sempre attivi, sempre sul pezzo; questo si trasforma per le persone nella sensazione sgradevole di essere sempre in ritardo, di perdersi o di dimenticare qualcosa. Necessariamente ci sono delle ricadute sulla vita personale di ciascuno: da una parte rischiamo di scordare il confine tra contesto lavorativo e ambito famigliare, essendo continuamente connessi e in comunicazione con i colleghi, lavorando in posti e momenti fino a pochi anni fa impensabili; dall’altra parte il rischio è che questi ritmi di lavoro risultino alienanti tanto da causare nelle persone grandi disagi, atteggiamenti negativi quali lentezza, apatia, rifiuto di svolgere alcuni compiti fino ad arrivare a sviluppare veri e propri comportamenti patologici. Quando poi ci si trova in una vera situazione di emergenza, la fragilità di cui si è portatori non permette di reagire con tempestività e razionalità ma piuttosto di entrare in panico e restare paralizzati. L’uso del tempo è una riflessione che sempre stimoliamo nelle organizzazioni in cui facciamo consulenza e l’esperienza di questi anni ci permette di evidenziare alcuni nodi critici che possono di fatto causarne una difficile gestione. Con un giro di parole per gestire il tempo bisogna prendersi un po’ di tempo. Il perenne senso di emergenza, cronicizzato all’interno di parecchie realtà e sviluppato in molte persone, è legato a un forte disordine che, utilizzando indicatori che valutino il clima lavorativo, la produzione e lo sviluppo, non favorisce un’evoluzione positiva dell’organizzazione ma piuttosto ne definisce una certa stagnazione. È per questo che pensiamo che sia importante prendersi del tempo per rileggere quei processi e riattivare quegli strumenti che in modo virtuoso possono aiutare a mantenere un equilibrio, una positività e una produttività anche in situazioni di reale emergenza; fra questi: l’esplicitazione e il costante aggiornamento dell’organigramma; la chiarezza e la condivisione degli obiettivi di lavoro e la valutazione, l’analisi e la rilettura dei processi attivati. Nello specifico una prima riflessione importante è quella sui ruoli e le funzioni delle persone nell’organizzazione: sono chiari in primis a chi li ricopre, agli altri membri dell’organizzazione e – laddove necessario - a chi entra in contatto con l’organizzazione? La non chiarezza del ruolo e delle funzioni a esso collegate genera confusione perché potrebbero generarsi situazioni (non così eccezionali) nelle quali le persone fanno un lavoro per il quale non hanno le competenze necessarie - e questo va a discapito dell’intera organizzazione. Inoltre non sapere in un gruppo di lavoro chi fa cosa genera incomprensioni all’interno del gruppo stesso e rallenta il lavoro di tutti. Altro elemento sostanziale, riguardo al tempo, è il ragionamento sugli obiettivi del lavoro: oltre agli obiettivi a lungo termine (che spesso sono più esplicitati e più chiari), quali sono le priorità e le scadenze a breve termine? Spesso ci capita di suggerire, posto un obiettivo, di pianificare il lavoro passo per passo ma a ritroso, formalizzando un vero e proprio calendario di lavoro a partire dalla dead line, dalla data di presentazione e di consegna. Questo permette di coniugare i criteri di efficacia e di efficienza, cioè: fare le cose bene e farle per tempo. Questo discorso però non può prescindere da altri due elementi che accenniamo soltanto: i carichi e gli strumenti del lavoro. I compiti di ogni persona sono ponderati in base al tempo di lavoro? Gli strumenti di lavoro sono dispositivi utili e facilitanti o sono delle sovrastrutture che lo rallentano? Per terminare è necessario introdurre un’altra parola-chiave che portiamo sempre all’interno delle organizzazioni: la valutazione, da considerare come processo fondante il lavoro. È necessario creare degli spazi e utilizzare degli strumenti adeguati per analizzare il nostro lavoro - e le modalità con cui lo realizziamo - e giudicare se questo ci permette da una parte di raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati e dall’altra di avere dei ritmi di lavoro rispettosi delle persone. |
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Gli appuntamenti di Excursus Prima che i nodi vengano al pettine Piccolo vademecum di Excursus per la cura delle organizzazioni Azioni semplici e così ovvie all’interno della vita di un’organizzazione da diventare problematiche e trascurate come le regole del lavoro in gruppo, le buone pratiche nella selezione e nell’accompagnamento del personale o la visibilità dell’organigramma. È dall’esperienza di consulenza che sono nate le riflessioni proposte nel vademecum, con l’intento di offrire un promemoria ai nostri committenti e di aprire un dialogo con nuove organizzazioni. Il vademecum diviene così strumento attraverso il quale Excursus offre un momento di ascolto e di assessment alle organizzazioni interessate per approfondire i temi in esso proposti. ____________________________________________________________________________________________________________________________ Emozioni, vita sociale e organizzazioni di lavoro ![]() È imminente l’uscita dell’e-volumetto che raccoglie le riflessioni emerse dagli Aperitivi fuoritema organizzati daExcursus nel 2011 e dedicati al tema delle emozioni sociali. Partendo dall’analisi e dal racconto di alcune emozioni (l’indignazione, la felicità, il piacere, la fiducia) e delle loro ricadute nei contesti di vita, il volumetto segna l’avvio - in Excursus - di una riflessione più ampia che coinvolge i luoghi di lavoro, dove spesso le emozioni sono taciute, negate o esperite violentemente. Come saper leggere le emozioni nelle organizzazioni? Come valorizzarle? Questi gli interrogativi che accompagneranno la nostra équipe di lavoro nei prossimi mesi. A breve sarà disponibile in pdf in homepage e potrà essere liberamente scaricato. ____________________________________________________________________________________________________________________________ Una ricerca Excursus, per conto dell’ong IPSIA, ha svolto una ricerca sulle motivazioni e sulle aspettative che ogni anno spingono migliaia di giovani (e non solo giovani) a uscire dell’Italia per svolgere volontariato all’estero. Ma chi sono e cosa cercano questi giovani? Fra le risposte raccolte la voglia di viaggiare, di cercare stimoli per il proprio futuro professionale e di fare gruppo; non sempre, e non per tutti, il desiderio di incontro con altre culture e altre storie. L’indagine, curata da Eugenia Montagnini e da Alice S. Boni, sarà presentata nel corso del seminario Viaggiatori dell’altro mondo. La proposta di volontariato di IPSIA si racconta che avrà luogo durante la prossima edizione di Fa’ la cosa giusta, domenica 1 aprile 2012 (dalle 14.30 alle 16). ____________________________________________________________________________________________________________________________ Hai un progetto in testa? Mettilo nero su bianco Corso di formazione sulla progettazione sociale rivolto a studenti universitari e neolaureati Nell’ambito del no profit e della pubblica amministrazione (ma anche del profit, in particolare laddove si parla di responsabilità sociale d’impresa e di territorio) la progettazione - in risposta a bandi, come azione di fundraising e soprattutto come strumento disviluppo locale - è strategica così come è strategico saperla fare, a partire da una buona analisi di contesto, da un coinvolgimentoreale degli stakeholder e dalla creazione di Excursus, attraverso la pluriennale esperienza della sua équipe nell’ambito dellaprogettazione, proponeun percorso di base alla scoperta e acquisizione dei primi elementi di progettazione sociale, rivolgendosi in particolare a studenti universitari e neolaureati. Il percorso avrà luogo nei mesi di maggio e giugno 2012. ____________________________________________________________________________________________________________________________ Insieme per cambiareGiornate di formazione 2011/2012 Temi consolidati (selezione, team building, gestione dei conflitti…) e formazione flessibile: per coloro che sono interessati è sempre possibile chiedere informazioni direttamente presso la nostra sede. |
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Le puntine In questo spazio vengono segnalati pubblicazioni, appuntamenti, video, siti, …, che riteniamo particolarmente stimolanti e che incrociano le riflessioni dell’équipe di Excursus e quelle dei nostri committenti. Suggerimenti, talvolta pungenti, che possano generare nuove progettualità e nuove consapevolezze. ____________________________________________________________________________________________________________________________ La tirannia della scelta ![]() di Renata Salecl La Salecl (filosofa e sociologa e, fra i tanti incarichi, Visiting Professor alla London School of Economics) destruttura il concetto di libertà di scegliere - e di costruirsi una propria vita - nel nostro contesto sociale in crisi, evidenziandone le contraddizioni e analizzandone le ricadute, non solo in quei mondi di vita più personali ma anche in quelli pubblici e di lavoro. «Tuttavia, se si glorifica la scelta come lo strumento fondamentale grazie al quale poter plasmare la propria vita privata, rimane ben poco per operare una critica della società. Mentre siamo ossessionati dalle nostre scelte individuali, non riusciamo a notare che, lungi dall'essere individuali, in realtà le scelte sono di frequente soggette all'influsso decisivo della società in cui viviamo» (Laterza 2011). ____________________________________________________________________________________________________________________________ Con Stile. Cambio Vita a Milano ![]() A Milano è nato un nuovo patto di cittadinanza, per cambiare stili di vita e di mobilità, per creare un nuovo ecosistema urbano, per aiutarci a superare la crisi e a vivere meglio. Excursus ha aderito, nella speranza che anche molte altre organizzazioni di lavoro lo facciano, cambiando stile di relazione, di produzione e di consumo. ____________________________________________________________________________________________________________________________ La morte del prossimo ![]() di Luigi Zoja A fronte di relazioni molteplici esperite da ciascuno sul lavoro così come nella vita famigliare e non solo, l’altro, sempre presente nella nostra quotidianità, non è però più prossimo. Luigi Zoja (psicanalista e già presidente dell’Associazione Internazionale di Psicologia Analitica) analizza l’indebolimento delle relazioni interpersonali e individua, fra le cause, l’assenza di solidarietà fra coloro che condividono spazi e tempi di vita. «Dopo la morte di Dio, la morte del prossimo è la scomparsa della seconda relazione fondamentale dell’uomo. L’uomo cade in una fondamentale solitudine. È un orfano senza precedenti nella storia. Lo è in senso verticale - è morto il suo Genitore Celeste – ma anche in senso orizzontale: è morto chi gli stava vicino. È orfano dovunque volti lo sguardo. Circolarmente, questa è la conseguenza ma anche la causa di rifiutare gli occhi degli altri: in ogni società, guardare i morti causa turbamento» (Einuadi 2009). ____________________________________________________________________________________________________________________________ Genius loci. L’archivio della generatività italiana ![]() Promosso dall’Istituto Luigi Sturzo, l’archivio raccoglie sia idee e riflessioni sulla generatività sia storie di organizzazioni di lavoro capaci di dare vita e consolidare nel tempo buone pratiche e di instaurare relazioni propositive con i territori nei quali operano. In esso ritroviamo emozioni e utopie divenute pratiche serie ed esportabili, capaci di generare sviluppo locale in un Paese dove tutto pare immobile e gli indici di innovazione e di competitività sono sempre più negativi. |
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