Per qualcuno le ferie sono un ricordo lontano, per qualcun altro, invece, il ricordo è ancora vivido. In ogni caso per molti di noi l’estate è sinonimo di vacanze, di tempo per rigenerarsi e riaprire gli occhi su mondi diversi e troppo spesso ignorati durante il resto dell’anno.

A tutto ciò segue il rientro, vissuto in modo distinto da ciascuno ma generalmente con la consapevolezza di ritrovare ciò che, stimolante o ansiogeno, si è lasciato qualche settimana prima. E il rientro è molto spesso accompagnato dai buoni propositi: non esagerare con il lavoro e riconoscersi uno spazio giusto per coltivare gli interessi personali, per essere presenti nelle relazioni che abbiamo costruito nel tempo, per mantenere gli occhi puntati sui già citati mondi diversi.

Propositi che non solo sono i nostri, che non solo ritroviamo da qualche settimana sulle pagine di quotidiani e riviste, ma che sappiamo essere profondamente sani e da perseguire.

Quel che ci manca è la capacità di arginarci, di trovare ritmi differenti al lavoro (e non per questo meno efficaci). Di trovarli per noi, per chi lavora con noi e di promuoverli nelle nostre organizzazioni, a volte soverchianti e incapaci di distinguere l’emergenza (ciò che mette a rischio la vita di una persona, di un gruppo o dell’organizzazione stessa) dalla fatica della quotidianità.

Alcuni anni fa, come équipe di Excursus ci siamo confrontati proprio sul tema dell’emergenza, con chi di questo tema fa il suo lavoro, Medici senza Frontiere Italia (ma avremmo potuto confrontarci, per esempio, con la Protezione Civile o con altre meritevoli organizzazioni) e grazie a questo incontro abbiamo inteso come il lavoro prenda il sopravvento su tutto il resto (la vita personale con i suoi affetti, le passioni, la salute…) nel momento in cui tutto diventa un’emergenza (anche se obiettivamente non lo è). Non c’è più un distinguo fra lavoro e tutto il resto. Parafrasando il Qoelet non c’è più un tempo per lavorare e un tempo per vivere.

Nel 2014 l’Harvard Business Review ha dedicato il numero di marzo a questo tema, intitolandolo Work vs Life. Forget about balance – you have to make choices. Nella realtà dei fatti abbiamo apprezzato maggiormente la non letterale traduzione italiana, nella quale il versus è andato scomparendo e si è lasciato spazio a ipotesi di cambiamento: Il lavoro e la vita. L’equilibrio è difficile ma possibile. Se riuscite a fare le scelte giuste.

Lavorare è funzionale al vivere e ora che, con qualche settimana di differenza, bene o male ci ritroviamo tutti ai blocchi di partenza, questo è il nostro augurio: che nelle organizzazioni il tempo per lavorare sia equilibrato, che la vita esperita dentro l’organizzazione e quella fuori siano dialoganti, sempre nel pieno rispetto dei rispettivi significati e contesti. E che le giuste scelte siano preservate. E che di tutto ciò si dibatta almeno durante la prima riunione di settembre.

Da parte nostra, in Excursus, il tema è già all’ordine del giorno della prossima équipe. E rimane la nostra disponibilità ad approfondirlo nei contesti organizzativi che lo desiderino.
Buona ripresa!

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