Ad aprile scorso il Financial Times ha inserito Milano al 3° posto della classifica europea delle città che ospitano il maggior numero di aziende innovative; mentre veniva pubblicata questa notizia, ero immersa nel database del #bandonellamatassa per provare a capire come viene finanziata l’innovazione proprio a Milano, metropoli emblematica del contesto nazionale. La mia azione era stata dettata da quello che sarebbe diventato il nuovo rapporto sulla città di Milano della Fondazione Ambrosianeum, curato da Rosangela Lodigiani: Milano 2017. Una metropoli per innovare, crescere, sognare e che avrebbe riportato un mio intervento su bandi e innovazione a Milano.

Immersa in centinaia di bandi e a confronto con decine di enti finanziatori, ne ho tratto la convinzione che l’area metropolitana milanese non solo gode di un alto potenziale innovativo, declinato in diversi ambiti (da quello sociale a quello culturale, da quello tecnologico a quello urbano) ma beneficia anche di investimenti all’innovazione che ne fanno certamente una delle zone più favorite d’Italia.

Se, infatti, consideriamo i bandi come forma di finanziamento all’innovazione (uno strumento di finanziamento, non l’unico), tutto il territorio nazionale gode di quelli sostanziosi della Commissione Europea (il principale ente erogatore) ma la posizione di Milano permette di sommare a questi e a quelli degli altri enti finanziatori pubblici (che spesso erogano comunque fondi europei) anche quelli di privati, in particolare di fondazioni (una su tutte Fondazione Cariplo) che si concentrano soprattutto nel Nord Italia e in particolare nel Nord ovest. Quello di Milano è dunque un territorio benedetto e le persone e le organizzazioni che in esso si muovono sicuramente godono di molte più chances di quanto non sia possibile in altri contesti.

Dall’analisi che ho avuto modo di svolgere è emerso che certamente la facilità di accesso ai finanziamenti favorisce l’innovazione ma che non è solo questo aspetto che permette di definire questo territorio metropolitano come particolarmente denso di innovazione.

Due le specificità che affiorano da un’analisi dei testi dei bandi che finanziano l’innovazione e che riguardano nello specifico Milano: da una parte ciò che viene premiata non è solo l’innovazione di prodotto ma anche l’innovazione di processo; dall’altra all’ente finanziatore interessa un’innovazione che non sia estemporanea ma che sia impattante.

Per quanto riguarda il distinguo fra innovazione di prodotto e innovazione di processo, quanto emerge è che la caratura dell’innovazione ambrosiana non sta solo nell’elaborato finale ma nel come dall’idea si sia arrivati a generare un servizio o un prodotto che magari non sempre è realmente innovativo rispetto al mercato (disrputive, come piace alla Commissione Europea) ma che lo è nel suo portato: perché si rivolge a un nuovo target, perché prevede un processo produttivo e/o di diffusione inedito o perché include stakeholder fino a prima non coinvolgibili.

Rispetto alla valutazione di impatto, l’ente finanziatore con sempre maggior frequenza predilige erogare finanziamenti a quei prodotti/servizi che siano fortemente inclusivi, che rispondano ai bisogni di comunità reali (radicate sui territori ma anche espressione di tematiche specifiche), generati da intelligenze collettive e che ricercano soluzioni durature. Motivo per cui sempre più frequentemente i bandi che promuovono l’innovazione sono strutturati in più fasi (in genere 2) attraverso le quali non solo il finanziatore seleziona gli innovatori ma li affianca, entra nei processi e orienta l’innovazione, perché questa non sia espressione di effimero ma di radicalità, espressione di un consenso ampio e duraturo.

E per chi non sta a Milano, per chi abita in altri territori come si connota l’innovazione?

L’innovazione non è sinonimo di milanesità; c’è e si fa comunque, forse in modo meno appariscente e più silenzioso (pensiamo, per esempio, alle tante innovazioni che stanno riportando l’attenzione sulle aree interne del nostro Paese) ma non meno efficace. Prende veramente la forma dei luoghi in cui nasce, l’identità delle comunità che la generano perché altro non è che la risposta a bisogni collettivi e la valorizzazione di risorse spesso uniche. A Milano ma non solo.

 

 

Credits: Marongiu, via Shutterstock

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