Sollecitata dalle diverse idee che ascoltiamo durante le consulenze sulla ricerca di finanziamenti, torno a riflettere sulla progettazione, cioè su come tradurre le idee in progetti che siano, prima ancora che finanziabili, realizzabili.

Ancora una volta mi aiuta nella riflessione il metodo della progettazione partecipata che permette di dare priorità alle diverse componenti di un progetto a partire da quello che è il suo elemento centrale: l’obiettivo.

Pensiamo a quando desideriamo effettuare un’escursione in montagna: come prima cosa decidiamo qual è la meta, dove vogliamo arrivare; sulla base di quello definiamo quante ore di cammino programmare, quante soste faremo, quanta acqua e quanto cibo ci servono. Non ha nessun senso organizzare un’escursione a partire dal numero di passi o dalla quantità di acqua che metteremo nello zaino. È la meta che definisce il cammino e la sua organizzazione, non il contrario.

Lo stesso vale per un progetto: in una buona progettazione, dopo aver effettuato un’analisi del contesto e dei suoi bisogni/dei suoi vuoti, l’obiettivo è il primo elemento da definire; si progetta a partire dall’obiettivo che si vuole raggiungere (la vetta) mentre le attività che realizzeremo sono una conseguenza dell’obiettivo definito e della strategia migliore per raggiungerlo.

L’obiettivo, definibile come un beneficio concreto per i beneficiari, è il cuore di un progetto, il suo significato, il motivo per cui un progetto sta in piedi. Questa semplice (ma non scontata) definizione ci permette di aprire alcune riflessioni.
In primo luogo è necessario capire chi sono i beneficiari del progetto per ritagliare il progetto sui loro bisogni e per produrre un cambiamento positivo nella loro vita. E, accanto ai beneficiari intesi come target group, è importante considerare, in primis, beneficiario di un progetto l’organizzazione che lo realizza, che ne è promotrice. Questo passaggio ci porta a una riflessione che raramente viene aperta: qual è l’obiettivo che come soggetto proponente si vuole raggiungere attraverso il progetto? Necessariamente questo deve essere coerente con la mission dell’organizzazione e rafforzarne l’identità. Diversamente il rischio è quello di ritrovarsi, magari per inseguire un finanziamento, a realizzare un progetto che non è importante per l’organizzazione.inisce: si tratta di un ragionamento da fare fino in fase di progettazione di modo che il termine del progetto non crei un vuoto che causa dei problemi.

Un buon obiettivo ha in sé, in modo naturale, il seme della sostenibilità: il beneficio per il target group deve rimanere anche quando il progetto finisce: si tratta di un ragionamento valido fin dall’avvio della progettazione in modo che, al termine del progetto, non si crei un vuoto.

Infine, dalla definizione dell’obiettivo, deriva un’ulteriore riflessione importante per la progettazione e per le organizzazioni, quella del partenariato: decidere chi sta al tavolo della progettazione e chi coinvolgere, all’interno della nostra organizzazione, nella realizzazione di un progetto.

E torno all’immagine dell’escursione in montagna: una volta che ho deciso quale vetta raggiungere, è strategico decidere se partire da sola o invitare un compagno di viaggio che possa essere una risorsa per sorreggere la motivazione ad arrivare in cima. E ancora, con la persona che ho scelto definirò la meta da raggiungere (verificando che sia effettivamente raggiungibile per entrambi) e pianificherò l’intera scalata.
Anche i partner di un progetto, così come le persone che vi lavoreranno devono essere strategici per competenze ed esperienza: devono rafforzare il progetto, contribuire alla sua realizzazione nel miglior modo possibile.  È dunque necessario conoscere le competenze che un partner può mettere in campo e quale ruolo può giocare per coinvolgerlo di modo che gli obiettivi, i risultati attesi e le attività da realizzare siano condivisi e realizzabili per entrambi.

E così riusciremo ad arrivare alla vetta, nonostante la fatica del cammino… che soddisfazione!

 

 

Credits: Biletskiy Evgeniy

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