Qualche settimana fa a una conferenza ho ascoltato una metafora che mi ha fatto riflettere e sulla quale sono tornata spesso: una buona formazione è come qualcuno che ti accompagna sulla cima di una vetta per permetterti di avere una visione dell’organizzazione (di un problema, di un processo, di una relazione) nuova e diversa rispetto a quella che avevi avuto fino a quel momento.  Ma l’accompagnamento non deve riguardare solo la salita alla vetta e la contemplazione del panorama, ma anche e soprattutto il ritorno, la discesa a valle, affinché il rientro nella quotidianità ordinaria non diventi motivo di frustrazione o di demotivazione.

Questo è un elemento davvero importante che noi di Excursus consideriamo sempre nei  nostri interventi: molto spesso gli incontri di formazione sono momenti belli, intensi e sinceri; in alcuni casi sono veri e propri insight: nuove modalità di vedere le cose; ma esiste il rischio (che non si deve sottovalutare) che, rientrata nella quotidianità dell’organizzazione e pressata dalla gestione delle  emergenze operative (vere o presunte), una persona viva la frustrazione della distanza tra quanto appreso e le modalità di lavoro quotidiano e arrivi a considerare la formazione un esercizio inutile.

Riteniamo che la formazione non debba essere una parentesi – per quanto positiva, arricchente, distensiva rispetto alla pressione della quotidianità – una pausa dall’operatività avulsa dal lavoro di ciascuno, ma sia piuttosto una modalità di ricaricarsi e di trovare nuovi strumenti e nuovi sguardi sulle cose.

Tre sono gli aggettivi che mi vengono in mente per definire una formazione efficace: immediatamente spendibile, condivisibile, concreta.

Per esempio, spesso durante i corsi di formazione sul metodo della progettazione partecipata, sperimento come  i partecipanti percepiscano una profonda distanza tra quanto stanno apprendendo e le modalità di progettare presenti nelle loro organizzazioni. Il metodo GOPP dà loro un respiro diverso aprendo nuove importanti possibilità di lavoro; perché il beneficio della formazione non venga vanificato invitiamo le persone a progettare in autonomia e a tenersi in contatto con gli altri partecipanti attraverso la nostra piattaforma di collaborazione a distanza, creando un gruppo di discussione dove possono confrontarsi su progettazioni in corso e pratiche che adottano all’interno della loro realtà. Allo stesso modo  siamo disponibili per valutare i progetti scritti nelle settimane successive al corso di modo che – se qualcuno desidera applicare immediatamente il metodo appreso – sia possibile supportarlo. In questo modo i partecipanti al corso possono prontamente sperimentare quanto appreso e adattarlo alle proprie modalità di lavoro perché diventi uno strumento acquisito e utile anche per l’organizzazione.

La formazione è anche occasione di confronto che va al di là dell’oggetto specifico dell’intervento e offre uno sguardo nuovo e più ampio sull’organizzazione stessa. Diventa occasione di pensieri generativi: spesso durante i nostri percorsi lasciamo ai partecipanti dei contributi su cui riflettere e che possono condividere con i colleghi. In questo modo favoriamo la riflessione condivisa che possa aprire una visione inedita sia sulle tematiche che sono state affrontate durante il percorso formativo sia su istanze che riguardano le organizzazioni, le relazioni interne ad esse, la lettura del contesto in cui lavorano; in questo modo le persone possono appropriarsi in modo originale dei contenuti della formazione, rielaborarli e utilizzarli in maniera autonoma perché diventino stimolo di crescita dell’organizzazione.

E infine una formazione concreta: permette all’organizzazione di adottare nuovi strumenti che non creano dipendenza dal consulente ma che piuttosto equipaggiano il gruppo di lavoro perché possa essere autonomo rispetto ai bisogni a cui la formazione ha riposto. Penso in questo caso all’esperienza del mansionario figurato dell’accoglienza confezionato a seguito di una formazione degli operatori dei campi migranti in Serbia. Un agile opuscolo realizzato con immagini di modo da abbattere la barriera linguistico culturale, che permette agli operatori di mettere a fuoco i concetti principali emersi durante il percorso formativo e condividerli con i colleghi ma anche presentarli a operatori e volontari che, pur non avendo preso parte alla formazione, lavorano nei campi di accoglienza per indicare loro alcune attenzioni fondamentali da adottare sia nei confronti dei migranti con cui si interfacciano, sia all’interno dell’équipe di lavoro, per rafforzare il loro intervento.

Sono tre gli aggettivi che ritengo qualifichino un buon intervento di formazione: immediatamente spendibile, condivisibile, concreta. Tre attenzioni che fanno sì che la discesa dalla cima sia un cammino altrettanto interessante e stimolante rispetto alla salita, che permettono di conservare lo sguardo conquistato in vetta anche nell’orizzonte quotidiano e di non perdere il desiderio di una nuova scalata.

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